Lo Psicologo

Chi è ?

Lo psicologo è laureato in psicologia.
Lo psicologo è un professionista che si occupa della salute mentale dell'individuo e si avvale di metodiche proprie delle discipline psicologiche con l'intento di agevolare il miglioramento di disagi psicologici.

Che cosa fa?

Può, inoltre, fornire la consulenza psicologica.
Lo psicologo è in grado di intervenire su sintomi mentali specifici, problematiche affettive, relazionali e sociali, sia in età evolutiva (infanzia e adolescenza) sia in età adulta (a livello individuale, di coppia, della
famiglia o di gruppo).

Le competenze dello psicologo riguardano varie aree del ciclo di vita degli individui. Dalla consulenza, ai colloqui di sostegno, all'uso dei test, alla informazione, la formazione e gestione delle risorse umane, ai gruppi di sostegno, psicoeducativi, alla didattica, e alla prevenzione e promozione della salute in ambito scolastico. Tutte queste aree di intervento necessitano di ulteriori corsi di formazione di diversa durata (sei mesi, un anno, due anni), che specializzano in un settore piuttosto che in un altro. L'intervento dello psicologo riguarda la prevenzione, il sostegno, la diagnosi, l'abilitazione e la riabilitazione di individui, gruppi
e comunità.

Quali requisiti deve possedere?

Lo psicologo deve possedere i seguenti requisiti:

  1. laurea in psicologia;
  2. essere iscritto all’Ordine degli psicologi di una regione italiana.


Lo psicologo in nessun caso può prescrivere psicofarmaci, a meno che non sia anche laureato in medicina.

 

Lo Psicoterapeuta

Chi è?

Lo psicoterapeuta può essere sia medico che psicologo.
Il percorso per divenire psicoterapeuta è duplice. Può partire dalla laurea in psicologia e frequentare un corso di specializzazione di almeno 4 anni, o partire dalla laurea in medicina e, come nel caso dello psicologo, frequentare un corso di specializzazione riconosciuto dallo Stato Italiano della durata di almeno 4 anni. Sia lo psicologo che il medico devono aver superato l'Esame di Stato ed essere iscritti ai rispettivi albi.

Che cosa fa?

L'attività dello psicoterapeuta permette di agire direttamente sui disagi della persona attraverso l'utilizzo di tecniche che variano a seconda della teoria di riferimento del professionista stesso.

Quali requisiti deve possedere?

Lo psicoterapeuta deve possedere i seguenti requisiti:

  1. laurea in psicologia o in medicina e chirurgia;
  2. essere iscritto all'Ordine degli psicologi o dei medici di una regione italiana;
  3. aver frequentato una scuola di specializzazione riconosciuta dallo Stato che permette l'iscrizione all'Albo come psicoterapeuta.

 

 

Lo Psichiatra

Chi è?

Lo psichiatra è un laureato in medicina che ha intrapreso successivamente la specializzazione in psichiatria.

Che cosa fa?

Al medico, psichiatra (medico con specializzazione quadriennale in psichiatria), compete l'intervento psicofarmacologico affiancato da colloqui, nella cura delle malattie mentali, ma senza specifiche competenze psicologiche.

Tra le competenze proprie della psichiatria rientra l'utilizzo di farmaci. Avviene di sovente che sia lo psicologo/psicoterapeuta che lo psichiatra forniscano contemporaneamente il loro supporto ad una stessa persona, ottenendo un risultato migliore di quello che verrebbe raggiunto attraverso l'utilizzo esclusivo di uno dei due approcci.

Quali requisiti deve possedere?

Per divenire tale lo psichiatra deve:

 

La Psicoterapia Strategica Evoluta Ericksoniana

L’approccio strategico, in campo psicoterapeutico, è una vera propria scuola di pensiero su come gli esseri umani si rapportano alla realtà, ossia su come ognuno di noi si relaziona con se stesso, con gli altri e con il mondo circostante. Il modello strategico viene proposto e divulgato dai ricercatori del Mental Research Institute di Palo Alto, quali Watzlawick, Weakland, Fisch e ai contributi tecnici di Milton Erickson (Watzlawick, Nardone, 1997).

Ciò che guida questo gruppo di ricercatori è l’approccio costruttivista alla realtà, ovvero il mondo è la conseguenza dell’esperienza umana e non la sua causa. Questo implica l’abbandono di una ricerca della verità oggettiva, a favore di un’analisi e di un’osservazione della soggettività degli osservatori, incluso il terapeuta.

Sul piano teorico c’è un recupero di una visione olistica della persona e del suo ruolo attivo di “inventore della realtà” (Watzlawick, 1981), s’interpreta l’uomo come costruttore di significati e l’ambiente come universo di simboli e di esperienze. I significati sono, dunque, frutto di narrazioni tipiche dell’essere umano che si creano sotto l’influenza della cultura e del contesto (Bruner, 1992).

Sono, infatti, le narrazione ad organizzare l’esperienza e i racconti che ne fanno parte si occupano, nella maggioranza dei casi, di come i protagonisti interpretano le cose e di quali significati le cose hanno per loro.

Il modello strategico consente di lavorare in modo efficace e multidimensionale sul singolo, sul gruppo e sulle organizzazioni perché lavora su più ottiche, in una prospettiva non solo intra-individuale, ma interindividuale e sistemica.

Si centra sulla modalità con cui la persona interagisce con se stessa e con gli altri nella propria realtà.

In questa “filosofia”, il concetto di realtà è associato alla responsabilità delle proprie azioni: la realtà, infatti, non è mai una realtà “a priori”, ma una realtà conosciuta e creata da noi.

La logica di tipo ipotetico-deduttivo di origine aristotelica viene superata anche in psicoterapia, in modo da garantire l’adattarsi della soluzione al problema.

I ricercatori del Mental Research Institute si focalizzarono su come le persone costruiscono significati nell’interazione col contesto e non sul perché lo facciano, attribuendo al pensiero soggettivo il mantenimento o il superamento del problema.

Ne deriva, pertanto, un approccio ai problemi umani focalizzato sul qui ed ora e centrato sull’assetto attuale della vita del paziente con un occhio al futuro.

Per De Shazer il futuro è il tempo in cui si sviluppano modalità di soluzione diverse dai comportamenti che alimentano il problema presente.

L'approccio strategico ha vantaggi in termini di:

Nell’approccio strategico le relazioni che si vengono a stabilire all’interno del processo terapeutico dipendono, in buona parte, dall’interazione delle diverse personalità del paziente e del terapeuta il quale partecipa, in un’ottica di CO-COSTRUZIONE, al processo di cambiamento insieme al paziente, astenendosi dall’aderire rigorosamente e dall’applicare in maniera inflessibile schemi rigidi e stereotipati (M. Erickson, 1980). Un protocollo rigido non dà le soluzioni al problema.

Questa affermazione contraddistingue l’approccio strategico originariamente sviluppatosi dai lavori di Watzlawick, Weakland, Fisch, Haley, Erickson e collaboratori.

Negli anni successivi, in particolare nel contesto europeo ed italiano questo approccio è stato proposto da molti grandi professionisti. In Italia, annoveriamo il prof. G. Nardone che, attraverso i suoi studi, ha sviluppato un modello di psicoterapia strategica marcatamente contraddistinto dalla brevità degli interventi, da un focus attentivo circoscritto al sintomo e dall’utilizzo di protocolli studiati per la risoluzioni di specifici sintomi.

L’IIRIS - Istituto Integrato di Ricerca ed Intervento Strategico, vuole spostarsi da questa recente impostazione e riavvicinarsi alle radici teoriche della psicoterapia strategica. L’IIRIS attinge idee e tecniche dalle ipotesi di lavoro del gruppo di Palo Alto e in particolare da Milton Erickson, Jay Haley e coll. i quali valorizzarono, non solo il sintomo, ma la relazione con il paziente, intesa come il motore del cambiamento. All’interno della relazione terapeutica l’intento dello specialista è quello di favorire il cambiamento nella vita del paziente al fine di offrirgli nuovi punti di vista e nuove possibili soluzioni ai problemi proposti.

Nella tradizione strategica non sono menzionati protocolli precostituiti, così come la moderna impostazione propone, ma lo specialista costruisce dei piani di azioni creati sulla base del problema presentato dal paziente. È lo psicoterapeuta che sviluppa e cuce il piano di  trattamento sull’esperienza del paziente, così come fa il sarto quando confeziona al suo cliente un vestito su misura. Dunque, non è il paziente che si adatta al modello, ma è il modello che si adatta al paziente.

Per questo motivo, in questo recupero della tradizione strategica, l’integrazione con altri modelli è sempre auspicabile. Integrare consente, infatti, di ampliare le conoscenze tecniche e teoriche dello specialista che è aperto e flessibile al fine di favorire il cambiamento, obiettivo principale del trattamento.

Questo ritorno alla tradizione fa emergere una visione della psicoterapia strategica che possiamo definire, paradossalmente, evoluta in cui sono  valorizzati i seguenti aspetti:

Oggi integrare conoscenze e pratiche raggiunte grazie al contributo di tutti i modelli nel loro insieme, rappresenta senza dubbio la scelta più moderna e utile. Perciò quando parliamo di psicoterapia strategica evoluta ci riferiamo a una formazione che includa ogni prospettiva utile, nell’interesse del paziente e a seconda delle sue necessità.

Questa impostazione consente al terapeuta di scegliere la strategia di lavoro migliore per raggiungere efficacemente la risoluzione dei problemi che i clienti portano, evitando le classiche rigidità di setting (Watzlawick, Nardone, 1997).

Sulla base di ciò la psicoterapia strategica integra i diversi indirizzi metodologici post-strutturalisti di terapia breve, quali:

Questa integrazione rende l'approccio strategico aperto al confronto e alla ricerca di soluzioni/cambiamenti.

Fonte Sito IIRIS https://www.istitutostrategico.it/demo/wp-content/uploads/2017/01/ebook_IIRIS.pdf

 

Che cosa è la psicoterapia per me

un tempo e uno spazio per sé



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Dott. Francesca Mastrantonio

Luogo e data di nascita: Roma, 24 - 8 - 1972
Stato civile: Mamma e moglie
Iscr. Ordine Psicologi Lazio n.9629


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